Questa sera al Caffè della Arti di Catanzaro la band lametina dei "Moquettes"

Questa sera al Caffè delle Arti di Catanzaro sarà protagonista la band lametina dei "Moquettes". Una formazione molto eclettica formata da due bassi e una batteria accompagnati da sintetizzatori e vuoti cosmici lasciati impunemente da una

Questa sera al Caffè della Arti di Catanzaro la band lametina dei "Moquettes"

Questa sera al Caffè delle Arti di Catanzaro sarà protagonista la band lametina dei "Moquettes". Una formazione molto eclettica formata da due bassi e una batteria accompagnati da sintetizzatori e vuoti cosmici lasciati impunemente da una voce che non sempre è necessaria all'interno di una band.

La loro prima demo è incentrata su tre tracce cariche di suggestioni e citazioni cinematografiche e musicali. Così la descrive Calabriasoundsrock.com: "Sono tre lunghi episodi che si ispirano a concezioni diverse di comporre e strutturare un brano, facendo leva soltanto sulla componente strumentale.
Spirale ha il suo fulcro sugli stop n' go e i sali e scendi che catturano chi è dall'altra parte della barricata. Cruda nel suo incedere, ha nella parte centrale un forte richiamo al post-rock fine anni '90, di quelli strazianti e straziati, di note malinconiche e oscure vibrazioni come i Placebo nel loro secondo disco o i loro conterranei Camera 237, quando erano ispirati dalla loro parte più teatrale e grottesca.
Il morbo di Vospico è forse l'episodio più strano di tutto la demo. Diviso in piccoli episodi di diversa natura – che riescono però ad amalgamarsi bene tra di loro –  si districa tra il doom, ancora una volta il post-rock e l'elettronica dance, di solo cassa e rullante, per poi chiudere con due figure circolari sempre orientate verso sequenze malinconiche e acide, a riprova del forte carattere di inquietudine che pervade tutti e tre i Moquettes, messo in risalto anche dai continui up and down, che ti levano e ti ridanno il respiro sempre all'improvviso.
Dune è una colonna sonora per qualche film di Lynch. Un piccolo frammento di pseudo jazz nella parte iniziale ha proprio l'incedere di chi, perso tra la dune di un deserto sconfinato (non a caso proprio David Lynch è l'autore di un film del 1984, intitolato appunto Dune), vaga senza meta ma anche senza angoscia alcuna, perché il tempo ritmato è di quelli rassicuranti e il tema principale, in quest'ultimo pezzo, è opposto agli altri due. Siamo in un'atmosfera meno inquieta e il pezzo, dopo una piccola carica di distorsioni, entra nella fase dolce, delicata e negli ultimi due minuti lo slide sulla quattro corde, mantiene il motivo principale chiudendo questa produzione d'esordio.
Non ci sono troppe pretese in questo primo lavoro dei Moquettes. I suoni sono molto crudi e genuini, il che non guasta in un periodo in cui i synth sono ormai ovunque, neanche fossimo negli anni della new wave. Forse sarebbe stato bello avere qualche pezzo in più, perché gruppi del genere hanno bisogno di molti più brani per far sì che il loro intento di ipnosi avvenga in maniera completa. Le potenzialità ci sono e si sentono. Finchè loro continueranno a crederci, potranno tirare fuori da questa creatura cose interessanti."

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